martedì 18 marzo 2008

TUTTI SAPEVANO CHE PAZZA ERA MARTA

Può darsi che il vestito le stesse stretto
di quattro stagioni,
e di un altro al momento non se ne parlava.
Lei faceva le mani a nido raccogliendo offerte
al passante col bavero che non salutava mai.
Qualche volta legava i capelli con uno spago di vento
caduto a una rondine - se era in primavera.
E nei giorni che il freddo le scendeva dentro a fiocchi
immaginava il sole dietro l’uscio di una casa-
appena appena chiusa.
Tutti sapevano che pazza era Marta.
E quando la notte era solo un grido di fame
e si rivoltava lo stomaco nel suo lettocartone,
nessuno le volgeva che un attimo di pena.
Dissero che se ne stava a pedinare nuvole d’ora in ora
con occhi orfani d’infanzia rintracciando
la via più breve che le riportasse il sogno.
Poi un’alba qualunque persa a dadi col destino,
scalza scomparve. Nessuno vide. Nessuno seppe nulla.
- Tutti sapevano che pazza era Marta. -

Solo impronte d’anima e vento, adesso
sul suo lettocartone.

SI PERDONO COME FIAMMIFERI, I RICORDI


E allora ogni tanto mi fermo e penso.
Alla fine della corsa non resta
che farsi i conti e battere cassa al cuore.
Questo solo resta.
Allacciarsi un paio d'aquiloni alle caviglie.
E ripartire in piedi sulla strada. Sempre quella.
Tutta dritta fino al mattino.
E qualche peso d'ossa è perso.
C'era un qualcosa di vago
che mi somigliava nei tuoi occhi
restituito al tempo, indietro indietro.
Ché qui le corse passano veloci
e i minuti si devono prendere al volo.
Amore che lasci. Amore che trovi.

- E c'è sempre qualcuno che scorda qualcuno
sull'ultimo inganno a luce di una candela.
Tu, non dimenticare...
si perdono come fiammiferi, i ricordi. -

HO UN CERTO PICASSO AL SOFFITTO*

*Maya with a Doll
Fu per puro caso che Maya
si regalò una bambola
- forse la sua prima e unica -
da consumare di storie
nel tempo che le aumentava
a sorpresa il girovita.
Ho un certo Picasso al soffitto
che mi leva il sonno e lustra ore d’infanzia.
Quella mia.
Quella delle mie cose riposte
- forse solo spostate più in là -.
E sono proprio io.
Vestita di tutto punto
col sorriso di traverso che si fa fatica
a indovinare l’inizio della gioia.
La verità è che quando il letto
si scomoda di pensieri
un profilo a olio
è tutto quel che so fare di me
- appuntato lo sguardo
di qualche palmo più in alto -.
E fu per caso che Maya mi regalò
una bambola da immolare di storie.
Per puro caso.
-Forse la sua unica e sola -.
Forse.

sabato 15 marzo 2008

LA MIA GATTA AMAVA PESSOA


Certe notti si restava
come sentinelle a vegliarci il sonno.
Altre, due dita di liscio bianco
accanto al letto, una poesia.
E tutto il mondo era lì.E fuori era tutto il mondo.
Ci s’improvvisava poeti a pagamento
per qualche avanzo di pane.
Io, lei. E rime controtono salite
nello svaporare dell’incenso.
Ma questo poco contava,
ché noi si conosceva a perdifiato
ogni santa riga di quel genio in papillon.
E giù a menarla al tempo
tra versi e nuvole da infilarsi
alle dita in quattro volte;
mentre viandanti trovavano
fissa dimora in quell’unico punto
dove c’impastavamo la bocca
d’inquietudini morbide.
Certe notti ci s’improvvisava poeti
in una piazza coi colori di Lisbona.
Io, lei. E tutto il mondo era lì.
La mia gatta amava Pessoa.

martedì 11 marzo 2008

HANNO SEMPRE TACCHI A SPILLO, LE NOTTI



Bisognerà che la memoria

faccia piano il giro delle ore. Adesso.

Sempre in punta. Come ballerina di fila.

E con le mani in tasca perché

non si perda nulla.

Nemmeno un fotogramma

di ciò che sono stata.

- E ricordi… -

Io la verità me la nascondo dietro le quinte

di un atto mai in scena.

Perché è così che fan tutti.

E ci si dimentica di piangere. A volte.

Anche ieri.

E niente più lacrime o singhiozzi

se non a battute suggerite.

E così ognuno lo sa che c’è

sempre la sottana di qualche sgualdrina

da marcare stretto per due gocce d’antiveleno.

Ma qui l’amore non c'entra. Non è mai c'entrato nulla.

E’ solo un bambino che ha perso

la vista di un tempo.

Eppure al buio ci sente. Ci sente bene.

Quando i pensieri se ne vogliono

stare a riposo su un cuscino

che sa appena di sonno.

E al buio voler scordare.

Magari…

che hanno sempre tacchi a spillo, le notti.

SARA

martedì 4 marzo 2008

MAX ERNST (Brühl, 2 aprile 1891 – Parigi, 1 aprile 1976)





















PRIMA CHE IL GALLO CANTI



"In verità, in verità
ti dico che questa stessa notte,
prima che il gallo canti
tu Ti rinnegherai tre volte".

Si direbbe poca cosa a farci caso
quel giorno che il sole quasi cambiò il verso.
Senza un perché.
E non fu coscienza a tremare.
Nessuno spasmo di rimorso pronunciata parola.
E il gallo mi cantò.
Non una volta.
Ben tre. Cantò.
Ve lo giuro e sulla pelle di chiunque
che non rinnegai alcun nome.
Se non il mio. Se non a volte.
Ve lo giuro che solo dopo ricordai
la peggiore delle cose: tradire me e poi il mio dio.
E a dirla tutta. A farci caso.
Adesso credo non sarebbe poca cosa
ritornare a quel giorno
con il vento sulle note.
E che mi tremi la coscienza.
Un poco prima…
tre volte
prima che il gallo canti.